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In questa pagina  settimanalmente troverà posto la riflessione sulla LITURGIA DELLA PAROLA della domenica.  Ogni riflessione si comporrà di video e di testo scritto. Le riflessioni sono tolte dal libro NEL CUORE DELLE SCRITTURE (Ed Piemme). Si pensa così di fornire a tutti gli amici di Santina una strumento utile alla preghiera ed alla riflessione. Qui sotto riportiamo le nostre ultime quattro videocatechesi  tratte dalla raccolta già esistente nel canale you tube.  Si accolgono con molta gratitudine i vostri commenti.

 



TEMPO ORDINARIO ANNO B  2015

QUINDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

PIU’ TESTIMONI CHE MAESTRI

12 luglio 2015

Am 7,12-15
Ef 1,3-14
Mc 6,7-13

Il mondo, oggi, ha bisogno di testimoni più che di maestri!» (Paolo VI). E’ questa semplice frase oggi a guidare la nostra riflessione sulla liturgia odierna, una frase nata in un periodo particolarmente tormentato e difficile del Dopo-Concilio da un pontefice che ha reso regola di vita il passaggio da maestro a testimone e per questo la Chiesa ha iniziato la sua causa di beatificazione. La vocazione dell’inviato, del profeta, non è comoda affatto. Normalmente l’interessato oppone resistenza alla chiamata, anche perché deve annunciare cose che non piacciono agli ascoltatori. Chi non le vuole sentire se la prende con il profeta. L’amabile profeta Amos cerca di far ragionare i suoi persecutori: lui era un pastore e un raccoglitore di sicomori…. era impegnato nelle cose di tutti i giorni, come tutti, ma il Signore lo prese. Colui che è mandato è preso da Dio, affascinato da Lui, innamorato (cf. Ger 20, 7) e dopo aver incontrato Dio non può non dire ciò che ha visto, toccato, ascoltato (cf. At 4, 20 e Gv 1, 1-4) perché anche gli altri abbiano la gioia. Egli non è un santo, almeno inizialmente; è peccatore (è il caso del buon Simon Pietro), oppure addirittura persecutore della fede (è il caso di Paolo). E proprio strano come il Signore scelga inviati incolti, peccatori, pieni di difetti… Il missionario è chiamato prima di tutto ad annunciare e da questo annuncio scaturisce il motivo della propria conversione: è il confronto sincero e serio con la Parola che rivela i terribili limiti, crea disagio, mette in discussione, ma nello stesso tempo purifica, fortifica e fa maturare l’inviato. Non gli occorre la sapienza umana, è molto semplice, è una Parola sola ciò che ha da dire: il Signore ama il suo popolo in Gesù… il Signore viene… occorre convertirsi, cioè volgersi a Lui. La conversione deve essere prima di tutto sua, di colui che è catturato dalla Parola di Dio che, a sua volta, la realizza nell’annunciare… Ancora una volta il nostro Dio è grande e misterioso: sono coloro che non hanno fede, coloro ai quali si annuncia, che divengono i maestri della conversione per il profeta. Il loro comportamento crea in colui che è mandato la pazienza, la mitezza, la dolcezza, la capacità di ascolto, la disponibilità, tutte doti che una volta maturate vengono rivolte dal profeta verso Dio… e il benefico… circolo vizioso si chiude: la persona conquistata da Dio da annunciatore ed insegnante diviene testimone: « Il mondo, oggi, ha bisogno di testimoni più che di maestri!». Il sentiero della santità è tracciato tra queste due realtà: ciascuno di noi è chiamato a passare dall’essere annunciatore della Parola a testimone con la vita di questa Parola. Ognuno di noi è stato preso dal Signore nella propria vita, magari il Signore ci ha portato via da una storia di peccato e di male. Ognuno di noi un giorno più o meno lontano è stato battezzato, ognuno di noi conosce i principi della nostra fede e li conosce magari anche molto bene, tanti di noi sono catechisti o impegnati in parrocchia: la nostra fisionomia di presi e magari di inviati è chiara… ma tutto questo non è salvezza. Un sacerdote anziano una volta mi disse: Anche il diavolo conosce la teologia, meglio di ogni teologo o catechista… ma non si salva! Il fatto di essere catechisti o impegnati nella realtà parrocchiale o diocesana non ci salva se il nostro annuncio e il nostro ruolo non provocano ed interrogano la nostra esistenza. L’annuncio deve mettere in discussione, deve costituire una forte provocazione, deve creare una forte esigenza di radicalità. Riprenditi, dicevamo la scorsa domenica! Il missionario allora, attraversa la difficoltà di riorganizzare tutta la propria vita, di reimpostare il proprio modo di comportarsi e di pensare: con molta difficoltà e tra i numerosi limiti nasce la testimonianza e il maestro diventa testimone discreto e forte del mistero che salva!

 

UNDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

DIO, FORZA DEL PECCATO REDENTO

14 Giugno 2015

 

Ez 17,22-24
2 Cor 5,6-10
Mc 4,26-34

«Sapranno tutti gli alberi della foresta che io sono il Signore, / che umilio l’albero alto / e innalzo l’albero basso; / faccio seccare l’albero verde / e germogliare l’albero secco. / Io, il Signore, ho parlato e lo farò» (Ez 17, 23-24). Sono sorprendenti questi versetti della prima lettura che la liturgia odierna ci suggerisce! Essi costituiscono un’eloquente immagine della nostra vita. L’albero basso e l’albero secco sono la vita di ciascuno di noi… Chi di noi può dire di vivere la vita di un albero alto e verde? Chi scrutando con attenzione le azioni del proprio vivere non scorge i segni di una vita secca, arida e vissuta a basso livello? Le nostre incoerenze, le nostre continue mancanze, la nostra superficialità… Tutto ci sembra sotto il nostro vigile controllo, sotto la nostra volontà. Desideriamo e vogliamo ardentemente il bene e ci troviamo inspiegabilmente a compiere il male! E’ una storia vecchia, San Paolo Apostolo ne sa qualcosa, se anche Lui l’apostolo delle genti si comportava così, come non pensare che avvenga la stessa cosa della nostra esistenza? Ma il peccato più grave è un altro. Non è quello di vivere l’esperienza mortificante del peccato, ma è il faticare a scorgere che proprio nel nostro peccato Lui, il Signore sapientemente lavora. Torniamo alla citazione di Ezechiele. Non è importante conoscere l’esistenza di alberi bassi e secchi, tutto il brano non vede come soggetti gli alberi, ma soggetto del piccolo brano citato è il Signore! Si spalanca allora un senso tutto nuovo al nostro vivere. A me piccolo uomo avvolto nel peccato, arbusto secco e basso è dato di contemplare, di gustare «quanto è buono il Signore». Nelle mie continue cadute, nelle mie stupide azioni entra il Signore ed allora l’albero secco è in grado di germogliare. Il salmo 50 lo insegna, se riconosco la mia colpa ciò che è secco diviene vita e la vita si trasforma in una entusiasmante vicenda di gioia, perdono e pace. «Sapranno tutti gli alberi della foresta / che io sono il Signore, / che umilio l’albero alto / e innalzo l’albero basso; / faccio seccare l’albero verde / e germogliare l’albero secco. / Io, il Signore, ho parlato e lo farò». Grazie Signore per essere entrato nella mia vita, per aver preso possesso dei miei fallimenti. Grazie perché proprio in quei momenti mi vuoi bene, grazie che dalla mia storia di peccato sorprendentemente sei capace di creare il bene; è tutto così meraviglioso ed incredibile. Ogni esistenza, anche la peggiore, può divenire sentiero di santità. Mi è capitato, l’ho potuto sperimentare, oggi, questa sera, questa notte, l’anno scorso… tanti anni fa. Tu Dio meraviglioso e sconvolgente sei il motivo della mia speranza, sei la forza del mio peccato redento e trasformato in grazia. Signore, non ti allontanare mai da me, ma ti prego, anche se tu fossi occupato in qualche altro importante affare, non lasciarmi mai solo quando sbaglio, ti prego sbaglia con me, per redimermi. Ti prego cadi con me, per farmi sentire che non sono solo. Ti prego rialzati con me, per non farmi essere preda di facile e stupido orgoglio di aver vinto e superato da solo una prova troppo grande e troppo pesante per me. Ed ora grazie per trasformare l’albero secco e basso della mia vita in albero verde rigoglioso ed alto. Oggi questa Parola di Dio non è stata pronunciata a vuoto, perché è stata pronunciata sulla mia personale vicenda e ha saputo produrre lacrime di riconoscenza e pentimento, lacrime che lavano e puliscono… e là dove vi è acqua gli alberi tornano ad essere verdi. Grazie Signore per queste lacrime che rendono verde con il tuo intervento ogni ramo del mio vivere. Ti voglio bene. Assonnato, stanco ma felice in questa notte ti ripeto la mia gioia di essere vivo, di vivere con pienezza la mia vita, per raccontare agli altri con decisione e chiarezza quanto sei buono e quanto riempi di incanto ogni mio giorno. “Sapranno tutti gli alberi della foresta / che io sono il Signore, / che umilio l’albero alto / e innalzo l’albero basso; / faccio seccare l’albero verde / e germogliare l’albero secco. / Io, il Signore, ho parlato e lo farò”.

 

DECIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

NELLA FAMIGLIA DI GESU’

Domenica, 7 giugno 2015

Gn 3,9-15
2 Cor 4,13-5,1
Mc 3,20-35

«Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre» (Me 3, 33-35). Questa decima domenica del tempo ordinario propone a noi questo brano sempre affascinante. Un brano che nella vita dei cristiani è diventato talvolta vita. Questa vita perduta, totalmente mia, e totalmente loro, rendo grazie a Dio che sembra averla voluta interamente per questa gioia e nonostante tutto. In questo “grazie” in cui tutto è detto, ormai, della mia vita, includo anche voi, certo, amici di ieri e di oggi, e voi amici di qui, insieme a mia madre e a mio padre, alle mie sorelle e ai miei fratelli e a loro, centuplo regalato come era stato promesso! E anche tu, amico dell’ultimo istante, che non saprai quello che starai facendo, sì, anche per te io voglio dire questo “grazie’ e questo addio, nel cui volto ti contemplo (P. Christian M. de Chargè, Algeri, dicembre 1993). Il brano che qui abbiamo citato è preso dal libro Martiri in Algeria. La vicenda dei sette monaci trappisti. Come non ricordare il tragico martirio dei sette monaci da parte di integralisti islamici? E’ molto impressionante leggere dalle righe di p. Christian il perdono per i suoi uccisori e il grazie per il grande dono della vita. Proprio questi sette martiri sono la madre ed i fratelli di cui parla Gesù. Il Signore ama profondamente i suoi testimoni e li considera suoi parenti stretti, li considera «madre e fratelli». Ecco il compito duro che attende ciascuno di noi, quello di essere parenti stretti di Gesù facendo la sua volontà… fino al dono della vita, come hanno saputo fare i sette trappisti. Ma interroghiamoci ancora più profondamente, come questi sette uomini sono stati capaci di tanto? Diverse sono le considerazioni che ci possono aiutare. Essi hanno vissuto una vita di contemplazione, erano dei contemplativi, per loro la preghiera non era relegata allo spazio di qualche ora nella giornata, ma tutta la loro giornata era intessuta di preghiera. Quanto manca a noi il “tessuto forte della preghiera” nel vivere quotidiano che sempre di più diventa pagano. Questi uomini hanno deciso di vivere la loro vita nella preghiera, ma non in un luogo sicuro e facile, ma in terra di missione, in una terra dove la religione islamica non perdona, dove il dichiararsi cristiani significa condannare se stessi a morte sicura. Con la forza della preghiera questi uomini sono stati autentici missionari, in Algeria hanno amato profondamente la gente, hanno pregato per loro, si sono legati strettamente alla loro vita. Ed infine questi uomini coraggiosi hanno dato la loro vita, hanno subito il martirio.La loro esistenza è un forte interrogativo per la nostra vita costruita sul benessere e sulla futilità, una vita intristita da una noia peccaminosa di chi vive solo per se stesso e che il vivere per se stesso fa diventare legge indiscutibile di vita. Oggi ci ricorda il Salmo responsoriale: «Il Signore è bontà e misericordia». La sua bontà e misericordia è così grande da manifestarsi nella vita di uomini che hanno il cuore buono. E’ accaduto a questi monaci, è accaduto ad Edith Stein… perché non può accadere anche per noi? Non nel dare la vita nel martirio cruento, ma nel martirio di una vita quotidianamente ed ostinatamente donata a Dio senza misura, senza tornaconto, ma nella sicurezza di divenire così ogni giorno sempre di più madre e fratelli di Gesù.

 

 

LA SANTISSIMA TRINITA’, IL DIO CON NOI

31 Maggio 2015

Dt 4,32-34.39-40
Rm 8,14-17
Mt 28,16-20

“Nel suo amore la Chiesa vi affida l’unica ricchezza posseduta: l’annuncio di Cristo Risorto (…). Infatti c’è la certezza che Egli ci precede sempre nel cuore dei fratelli, è presente anche nelle menti distratte e alle libertà disorientate, parla anche tra grida scomposte e le richieste confuse”. (S.E. Mons. Roberto Amadei. Messaggio agli Ordinandi Presbiteri 1993, Alere Maggio 1993). Il Vangelo oggi ci lascia intuire una importante dimensione del mistero trinitario: il Dio-con-noi. Matteo sembra quasi ignorare l’Ascensione. Gesù, nella Sua prospettiva, non ha abbandonato la terra per raggiungere il cielo. Più che della partenza, Matteo insiste a parlare della presenza di Cristo in mezzo ai suoi: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. Proprio di tutto questo è segno l’Ordinazione dei Nuovi Sacerdoti nella nostra Cattedrale di Bergamo. Il Signore sceglie di essere presente nella nostra terra, ancora oggi, attraverso questi giovani sacerdoti. L’Emmanuele, che Matteo presenta all’inizio del suo Vangelo (” … sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi” 1,23), non abbandona più la terra, neppure quando la Sua vicenda appare conclusa (“… io sono con voi tutti i giorni” 28,20) ma è presente anche nelle menti distratte e alle libertà disorientate, parla anche tra grida scomposte e le richieste confuse. Resta da sottolineare come il Dio che si fa Viandante in Cristo, trasforma anche i suoi amici in viandanti (“andate…”). Pensiamo a questi giovani, oggi sacerdoti per la nostra gente. Il Signore ama davvero la nostra splendida terra bergamasca e rende feconda di grazia la nostra Chiesa bergomense. Essa diviene allora una Chiesa che annuncia, una Chiesa missionaria, una Chiesa che sperimenta e manifesta concretamente il Dio-con-noi. Quasi ad indicare come il mistero della Trinità non sia una realtà statica, ma dinamica. Infatti, c’è un Dio che agisce a favore dell’uomo; uno Spirito che, non soltanto attesta il nostro “essere figli”, ma ci “conduce”; è Cristo che affida il suo messaggio ai passi degli apostoli più che alle biblioteche: nel suo amore la Chiesa vi affida l’unica ricchezza posseduta: l’annuncio di Cristo Risorto. La nostra diocesi ha dei nuovi sacerdoti. Essi hanno incontrato, riconosciuto e accolto il Dio che per noi si è fatto Viandante: ed il Viandante conduce questi giovani sacerdoti altrove… Noi pretenderemmo di rimanere in un territorio dove tutto sia in ordine, semplice razionale. Ogni cosa al proprio posto. Una serie di verità “pronte all’uso”, disponibili per qualsiasi circostanza, da regalare come ricette agli amici e usare come armi contro gli avversari. Il Viandante, invece, ti strappa alla tua sicurezza, e ti propone l’insicurezza, come è accaduto a questi giovani. Ti straccia le carte geografiche che hai composto con tanta fatica. Non dice “stammi a sentire che ti spiego”, ma “vieni e vedrai”. Pare divertirsi nel togliere i sostegni, i punti di riferimento, per farti soffrire le vertigini. Insomma, tra Dio e l’uomo viene piazzata una inquietante incognita. E tu che ti illudevi di aver ormai risolto tutto, ti rendi conto che tutto è ancora da scoprire. Non è Dio che deve “uscire” dal suo mistero (non sarebbe più Dio … ) per soddisfare le tue esigenze di facilità. Sei tu che devi “uscire” dal buio delle tue certezze rassicuranti, in direzione della luce del mistero, e questi giovani sono per noi uno splendido esempio. L’equazione non va risolta eliminando l’incognita. Non bisogna illudersi di rimuoverla entrando in un’aula di teologia, anche se questi giovani preti provengono dalle aule di teologia del nostro bel seminario. Quanto più mantieni quest’incognita, ti lasci sedurre dal suo fascino, ti lasci mettere in discussione dalle sue sorprese, tanto più “vieni alla luce” (Gv3,21). L’incognita è più convincente di tutte le facili soluzioni. Il mistero della Trinità ti appaga più di tutte le verità provvisorie. Dio non lo si può capire. Il tuo recipiente è inadatto a contenerlo. Ma ti rimane la possibilità di lasciarti sedurre da Lui.

 

 

SE VOLETE SCARICARE TUTTO IL LIBRO NEL CUORE DELLE SCRITTURE CLICCATE QUI DI SEGUITO:

 


01 Nel cuore delle Scritture, 18 Giugno 1998

Qui trovate invece una galleria in cui potete vedere tutte le frasi che Santina ha scritto sul mio Nuovo Testamento: sono un tesoro inestimabile:

 

 

QUI INVECE POTETE  SCARICARE IL LIBRO: SEGUO IL MIO RE! UNAREGOLA DI VITA PER GIOVANI

07 Seguo il mio Re! Una regola di Vita per Giovani 13-01-2001

 


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